Introduzione

Per la prima volta nel nostro Paese viene avviato un percorso di formazione di questo livello, a distanza di circa 40 anni dal primo tentativo organico di formare supertecnici con l'istituzione di "scuole speciali di tecnologia" nel 1973.

Con gli Istituti Tecnici Superiori (ITS) anche l'Italia si dota finalmente di un'offerta formativa post-secondaria, integrata di istruzione, formazione e lavoro, che si sviluppa in parallelo ai percorsi universitari e, in base alla recente riforma dell'università, si sostituirà in parte e in modo progressivo, a numerosi corsi accademici a carattere tecnico-professionale, che potranno meglio essere sviluppati con gli ITS.

Non si tratta di un prolungamento del sesto e settimo anno della scuola superiore ma di corsi professionalizzanti di alta specializzazione tecnica realizzati secondo i modelli internazionali più avanzati (le SUPSI svizzere, le IUT francesi e le Fachhochschule tedesche) che, per funzionare, dovranno creare le competenze realmente richieste dalle imprese e dal mondo del lavoro sia pubblico che privato, acquisendo, così, una specifica identità culturale e formativa.
Gli ITS si collocano nel percorso di riforma dell'istruzione tecnica e professionale, come valore aggiunto e fattore competitivo nell'economia del Paese, lottando contro la disoccupazione giovanile e l'abbandono scolastico attraverso l'istruzione tecnica e professionale ed un maggior raccordo tra mondo del lavoro e istruzione.

Nel nostro Paese, il deficit annuo di tecnici intermedi è di circa 110mila unità. Le aziende non trovano le professionalità tecniche di cui necessitano e questa carenza costituisce un ulteriore elemento di debolezza nella competitività internazionale.

La riforma ha quindi voluto eliminare i pregiudizi per affermare la pari dignità tra licei, istruzione tecnica e istruzione professionale. Orientare verso le discipline dell'istruzione tecnico-superiore ha, di conseguenza, una duplice funzione in quanto significa, da una parte, diffondere la cultura del metodo tecnico-scientifico, dall'altra, indirizzare i giovani alla scelta di percorsi di studio che abbiano uno sbocco professionale in quei settori non ancora maturi dell'economia.

In particolare, la necessità di indirizzare con forza le nuove generazioni del nostro Paese verso la cultura tecnico superiore rappresenta una strategia imprescindibile per realizzare una nuova e più competitiva forma di sviluppo socio-economico, che permetta di affiancare ai settori maturi dell'economia, caratterizzanti il tessuto produttivo nazionale, i settori ad elevato impatto tecnologico, per far sì che il Paese stesso abbia un ruolo importante all'interno del benchmarking internazionale.

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